Photo Flying Gardens (2020) ©Ela Bialkowska/OKNO Studio

«Pur non dimenticando le necessarie misure di sicurezza, è importante che le persone riprendano a frequentare mostre, musei e luoghi della cultura. Il rapporto diretto con l’arte è una parte importante della vita di tutti». Lo dice, quasi tirando un sospiro di sollievo, Arturo Galansino, direttore della Fondazione di Palazzo Strozzi e curatore della mostra Aria di Tomás Saraceno. Che ha riaperto il 1° giugno a Firenze, dopo tre mesi di sospensione per le restrizioni dovute al Covid-19, e sarà visitabile fino al 1° novembre.

 

È come tornare a respirare: vedere riaperti i grandi portali del palazzo e rincontrare le sfere cangianti installate nel cortile. La fase due della mostra prevede misure di sicurezza idonee, nuove modalità di fruizione e prenotazione della visita, eventi inediti e alcune novità. Tra cui l’audioguida gratis sul proprio cellulare, uno speciale kit digitale dedicato alle famiglie e le iniziative a distanza Corpo libero e A più voci, con il coinvolgimento delle Rsa del territorio, per le persone affette da Alzheimer e Parkinson. Per combattere il rischio che il distanziamento di cui si parla ogni giorno si tramuti in esclusione e isolamento.

 

Il percorso dell’esposizione unisce arte, natura, rigore scientifico e denuncia sociale e immerge i visitatori in mondi paralleli per riflettere su quello che abitiamo e innescare analisi su temi del presente. Saraceno, artista tra i più originali del contemporaneo, contamina Palazzo Strozzi con le sue visioni: sculture fluttuanti intessute da ragni liberi, giganti costellazioni specchiantistanze oscure dove percepire il battito delle foglie, geometrie sospese nel vuoto.

 

Il progetto del maestro argentino punta i riflettori sui cambiamenti climatici per pensare a un futuro più sostenibile in cui l’uomo possa vivere senza i combustibili fossili, senza depredare la Terra e senza avvelenare la nostra fonte di vita: l’aria. «Proprio la miscela aeriforme, da cui il titolo», spiega Galansino, «connette tutta la mostra agendo anche sulle grandi installazioni». Che, in alcuni casi, si muovono spostate dalle folate e dal passaggio dei visitatori. «Tutto è connesso, tutto è in equilibrio e l’uomo ha la responsabilità su ciò che lo circonda». Le progettualità di Saraceno, che molto guardano all’Architettura radicale fiorentina degli anni ’60 e ’70, sono sinossi di una continua ricerca con costanti sperimentazioni tecniche, visive e creative che si concretizzano in strutture geometriche sospese e galleggianti. Suggeriscono nuove modalità di vita a basso impatto ambientale e ad alto potenziale di sostenibilità e reciprocità sociale. Un abitare e partecipare lo stesso globo.

Thermodynamic Constellation (2020) ©Ela Bialkowska/OKNO Studio

Così il cortile quattrocentesco ospita Thermodynamic Constellation, installazione site specific composta da tre sfere giganti, specchianti e sospese: prototipi di sculture aerosolari in grado di aleggiare senza confini, alimentate da energia sostenibile. Strutture nomadi, svincolate e girovaghe inducono a meditare oltre le frontiere sulle istituzioni nazionali che hanno il potere di decidere chi possa transitare, attraversare e valicare sbarramenti prestabiliti. Saraceno indica un futuro senza muri e libero dall’uso di combustibili fossili e un’era, forse poetica e illusoria, in cui la solidarietà e il concorso tra umani e natura siano alla base dell’agire.

 

In altre parole, se vogliamo continuare a respirare e quindi a nutrirci, evolverci ed esistere occorre smettere di sopraffare e consumare senza misura. Parola d’ordine: rispetto. «Dobbiamo carpire le relazioni profonde e i legami tra ogni forma di vita, piante e insetti compresi», incalza l’artista. «Ci sono dati sconvolgenti e noti: l’1% degli abitanti della Terra consuma la metà delle risorse disponibili e il 92% della popolazione mondiale inspira aria contaminata da polveri sottili. Bisogna ridistribuire, essere consapevoli e dar voce anche ad altre specie. Sapendo che l’energia più pulita è il sole. Il mio lavoro vuole raccontare questo e prevedere un solo futuro, ecologista e, perché no, femminista».

 

Ma è il ragno con la sua tela il protagonista del percorso espositivo dentro Palazzo Strozzi. Dopo la prima sala abitata da sculture poliedriche appese al soffitto – Connectome, nuvole complesse che costringono ad alzare metaforicamente lo sguardo – ci si addentra in spazi immersi nel buio. Qui veleggiano fitte e articolate ragnatele sviluppate su teche vuote. Forme uniche, costruzioni certosine intrecciate da filamenti di seta, sovrapposte e cardate con ingegno. Sono le strette mappe degli aracnidi con cui Saraceno collabora da anni in un atto di cooperazione concreta e simbolica. «I ragni vivono in casa mia o io vivo in casa loro?», si chiede.

Tomás Saraceno ©Alessandro Moggi

Una mostra di grande impatto emotivo e percettivo. «Certi progetti devono saper parlare alla maggior parte delle persone, non possono essere solo un esercizio estetico. Devono insegnare e sensibilizzare», afferma Galansino. «Le opere di Saraceno narrano, è vero, un mondo utopico ma ci aprono a un sogno possibile le cui ipotesi poggiano su basi scientifiche. Riflettono su problemi e sfide della nostra era come l’inquinamento e i cambiamenti climatici. E in un luogo culla  dell’Umanesimo propongono un nuovo modello di riferimento in cui l’uomo non è più all’apice di una piramide gerarchica ma parte di un tutto. Prefigurando così il passaggio dall’Antropocene all’Aerocene, una nuova era geologica sviluppata intorno al prezioso elemento che respiriamo», prosegue il direttore.

 

Possiamo volare, insomma, pensare a un mondo diverso, ad ambienti biologici intrecciati, popolati da specie ed elementi dissimili in pace, in cui l’uomo non è l’unico protagonista ma diventa parte di un universo armonico. D’altronde, per Saraceno, «gli ecosistemi devono essere pensati come reti di interazione al cui interno la natura di ciascun essere vivente si evolve, insieme a quella degli altri, facendoci focalizzare meno sull’individualità». Senza recinzioni, fisiche e mentali, e con un nuovo comportamento ecologista, volteggiando leggeri, mescolandoci senza paura. L’arte vede e provvede, ed è necessaria come l’aria. E mai come adesso ci siamo accorti di quanto ne abbiamo bisogno, di respirare e avere la libertà di farlo.

Video ©Clara Neri