Donna e libertà, un binomio ancora non realizzato in pieno. Margherita Laterza è una delle protagoniste di Bella da morire, la fiction in onda su Rai1 dal 15 marzo per quattro puntate. La giovane attrice interpreta una scienziata un po’ svagata, che si affeziona ai morti e si tiene lontana dai vivi. Un personaggio puro che, però, deve fare i conti con la violenza nei confronti delle donne.
In questa fiction si affronta un tema impegnativo e anche la Rai fa una scelta forte. Che ne pensi?
La questione è attuale, si parla di femminicidio. La televisione pubblica svolge il suo compito, direi in modo coraggioso.
Chi sei esattamente sul piccolo schermo?
Una giovane medico legale un po’ fuori di testa. Il mio personaggio, Anita, è surreale. Svolge autopsie e, paradossalmente, si trova più a suo agio con i morti. È una bambina non cresciuta, talmente sensibile che preferisce avere a che fare con loro. Per questo stabilisce un rapporto molto stretto con Gioia, la vittima.
Come ti sei preparata per questa parte?
Ho visto il documentario Ignoto 1 - Yara, Dna di un’indagine, sull’omicidio della giovanissima Gambirasio. Inoltre ho consultato una mia amica, medico legale. Lei mi ha spiegato che, mentre i medici in genere hanno a che fare con la sofferenza delle persone, i medici legali lavorano per dare loro verità e giustizia. Per prepararmi ho anche passato un po’ di tempo con mia zia, che lavora nel settore, in un laboratorio d’analisi.
Nella storia c’è spazio anche per la solidarietà?
La collaborazione tra le protagoniste è forte. Giuditta (Lucrezia Lante della Rovere) è il pubblico ministero, la donna in carriera; Eva, la poliziotta (Cristiana Capotondi), è una donna tosta e Anita è quasi autistica. Hanno tre caratteri difficili, ma credono nel lavoro di squadra.
E i momenti ironici?
Non mancano. Molti sono legati al mio personaggio. Supportata dalle due amiche, per esempio, approccio il mio professore, ma gli incontri si rivelano disastrosi.
Il titolo mette in evidenza il solito luogo comune che essere belle sia una colpa. Che ne pensi?
In Italia sopravvive ancora una cultura machista. Spesso l’uomo, se non riesce a sopportare il confronto con una donna forte e non controllabile, magari anche bella, diventa aggressivo. In questo senso tutte le protagoniste sono “belle da morire”.
Secondo te c’è stata un’evoluzione tra la tua generazione e le precedenti?
Noi trentenni siamo cresciuti con le stesse favole dei nostri genitori, dal finale “e vissero felici e contenti” ma, crollati gli schemi, abbiamo la necessità e la responsabilità di riscrivere i rapporti. E questo genera tensione.
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