Photo: © La Biennale di Venezia/ASAC

«Sono fiera di poter dare voce e corpo al mio Paese nel mondo, e spero di farlo nel modo giusto, perché oggi più che mai le parole sono importanti. E noi artisti lo siamo, per invitare a riflettere sull’alternativa che questa esistenza può sempre offrire. Siamo a servizio della parola e dell’emozione, dell’arte e della gente». Così l’attrice romana Anna Foglietta racconta il suo ruolo di madrina a Venezia 77. È lei il volto che apre e chiude l’edizione 2020 della Mostra Internazionale del Cinema. Una splendida occasione ma anche una bella responsabilità. «È questo il termine che sento risuonarmi dentro. Con responsabilità, e al tempo stesso leggerezza, intendo vivermi questa splendida opportunità e vorrei dedicarla a tutte le persone, a tutte le donne e gli uomini invisibili che lavorano duramente per vivere con dignità la loro esistenza», aggiunge l’artista. Frasi dirette, che lasciano il segno come, sicuramente, farà la kermesse lagunare. Nei mesi del lockdown, si temeva avrebbe avuto lo stesso destino di Cannes, saltando un giro. Mentre il festival dedicato alla settima arte è pronto a tornare dal 2 al 12 settembre, con alcune novità richieste dai protocolli sanitari per contrastare il Covid-19. Tanto per cominciare il numero delle opere nella selezione ufficiale è ridotto, anche se restano confermate le sezioni competitive Venezia 77 e Orizzonti con giurie presiedute, rispettivamente, dalla star premio Oscar Cate Blanchett e dalla regista Claire Denis, nota al grande pubblico per il film Chocolat (1988). Mentre il contest Venezia Virtual Reality – i cui giudici sono guidati dalla cineasta statunitense Celine Tricart, esperta di realtà virtuale – è fruibile online, grazie a una piattaforma innovativa. «Il primo festival internazionale dopo la forzata interruzione imposta dalla pandemia assume il significato di un’auspicata celebrazione della ripartenza, diventando un messaggio di concreto ottimismo per l’intero mondo del cinema duramente colpito dalla crisi», sottolinea il direttore artistico Alberto Barbera, diventato recentemente membro dell’Academy che assegna i premi Oscar. «La selezione ufficiale di Venezia 77, con i suoi film provenienti da tutto il mondo, offrirà la consueta panoramica di quanto di meglio l’industria cinematografica ha prodotto negli ultimi mesi». Tra questi troviamo quattro lungometraggi italiani: Le sorelle Macaluso di Emma Dante, che affronta i temi della violenza e della famiglia; Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, sulla sfortunata figlia minore di Karl. E ancora i conflitti mediorientali del Notturno di Gianfranco Rosi e il Padrenostro di Claudio Noce con Pierfrancesco Favino. Da menzionare anche il documentario su Salvatore Ferragamo di Luca Guadagnino, quello su Paolo Conte girato da Giorgio Verdelli e il biopic dedicato a Greta Thunberg diretto da Nathan Grossman. Come pellicola di apertura è stata scelta Lacci di Daniele Luchetti, con un cast di superstar tricolore come Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Silvio Orlando e Linda Caridi. La storia, ambientata in una Napoli anni ’80, illustra la crisi del matrimonio di Aldo e Vanda nell’arco di 30 anni, fra tradimenti, rancori e sofferenza. «Negli ultimi tempi abbiamo avuto paura che il cinema potesse estinguersi. Invece, durante la quarantena, ci ha dato conforto, come una luce accesa in una caverna. Oggi abbiamo una consapevolezza in più: i film, le serie, i romanzi sono indispensabili nelle nostre vite. Lunga vita ai festival, dunque, che permettono di celebrare il senso vero del nostro lavoro», dichiara il cineasta che apre le danze.

Luigi Lo Cascio e Alba Rohrwacher nel film Lacci di Daniele Luchetti. Photo: Gianni Fiorito

Luigi Lo Cascio e Alba Rohrwacher nel film Lacci di Daniele Luchetti. Photo: Gianni Fiorito

In tutto questo bailamme c’è stato pure il tempo di attribuire i Leoni d’oro alla carriera alla prolifica regista di Hong Kong, Ann Hui, e all’attrice britannica Tilda Swinton. Se la prima è capace di raccontare con sensibilità e raffinatezza intellettuale i temi sociali, la seconda rappresenta una delle interpreti più originali e intense del grande schermo. Ma le sorprese e le novità non finiscono qui: la sezione Venezia Classici quest’anno è ospitata nel programma della manifestazione Il Cinema Ritrovatodal 25 al 31 agosto a Bologna. Una collaborazione tra i due festival che equivale a una soluzione senza precedenti di fronte a una situazione straordinaria. Cancellata, almeno per quest’anno, la sezione Sconfini, ma saranno disponibili due arene all’aperto, ai Giardini della Biennale e al Lido. Molte pellicole vengono replicate anche al Cinema Rossini del capoluogo veneto e al Centro Culturale Candiani di Mestre.
Giunge alla quinta edizione il Venice Production Bridge, per favorire le attività commerciali tra i professionisti dell’industria cinematografica, che si tiene sia al Lido sia online, con progetti specifici. Tra questi il Venice Gap Financing Market, una piattaforma per sostenere produttori europei e internazionali, e il Book Adaptation Rights Market, che prevede incontri con gli editori. Non manca il Final Cut in Venice, per un aiuto concreto al completamento di opere di qualità provenienti da Africa, Giordania, Iraq, Libano, Palestina e Siria. Durante la rassegna, una fetta della torta è ad appannaggio delle competizioni parallele.
La sezione autonoma Settimana Internazionale della Critica, organizzata dal Sindacato nazionale critici cinematografici italiani, è composta da sette opere prime e due eventi speciali, in anteprima mondiale. La pellicola d’apertura è The book of vision di Carlo S. Hintermann con la produzione esecutiva di Terrence Malick. Quella di chiusura è il documentario The Rossellinis realizzato da Alessandro Rossellini, che affronta con ironia la saga della sua famiglia. Altro giro altra corsa con i lungometraggi in concorso alle Giornate degli Autori. Si passa dalle passioni queer ai tempi della dittatura di Tengo miedo torero, diretto da Rodrigo Sepúlveda, al trittico d’amore in un istituto psichiatrico descritto in Oaza, di Ivan Ikic, dai destini incrociati in Palestina raccontati da Ameen Nayfeh in 200 meters ai frammenti di un discorso amoroso nell’ipnotica Budapest ricomposti dal talento di Lili Horváth nel film Preparations to be together for an unknow period of time.
Il dado è tratto: la Mostra è pronta a emergere dalla laguna e a brillare con le stelle della settima arte.