Mentre i delfini tornano a guizzare nelle acque del porto e le vie del centro sono deserte, Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani, lancia un augurio dalla sua città, bella e silenziosa: «Tutti daremo valore al primo abbraccio che potremo dare o alla stretta di mano che ci scambieremo. Perché quel giorno arrivi presto, noi sindaci abbiamo chiesto che le decisioni sulla ripartenza abbiano una regia nazionale e siano omogenee su tutto il territorio».

 

Qual è l’immagine o l’episodio che più le è rimasto impresso in questo periodo particolare?

Subito dopo il provvedimento del Governo con le disposizioni per il contenimento del contagio, mi ha sconvolto attraversare le strade cittadine deserte. Vedere la città completamente spenta, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto per animarla con le attività commerciali, le attrazioni turistiche, le iniziative, la riqualificazione di tante aree pubbliche, è stato per me un colpo al cuore.

Ho percepito forte, in quei primi giorni, una sensazione di impotenza e desolazione che non dimenticherò mai nella vita. Tutte le persone della mia generazione, nate dopo le due guerre mondiali, hanno dovuto fare i conti per la prima volta con una forte limitazione della libertà. Uno scenario che mi auguro di non vedere più.

 

Che cosa resterà a tutti noi di questa esperienza? E come cambierà, magari in meglio, il futuro della città?

Questa situazione ci ha insegnato a dare valore alla nostra quotidianità, fatta di tante cose, piccole e grandi. Ci sta facendo misurare il valore di quella libertà che oggi, di fatto, ci è negata. Così come, spero, ci insegnerà che nessuno è invincibile, indipendentemente dalla ricchezza, dalla classe sociale o dal luogo in cui si vive. Credo profondamente che questa crisi sanitaria mondiale produrrà un ripensamento collettivo sull’esistenza e la natura dell’individuo. A ognuno di noi è stato chiesto di essere responsabile della propria salute e di quella degli altri attraverso un sacrificio personale, a cui la stragrande maggioranza delle persone non era abituata.

 

Come è stato il suo rapporto con i cittadini in queste settimane?

Io con la mia comunità ho sempre cercato di dialogare in maniera sincera, senza nascondere niente, né la mia preoccupazione per il pericolo che correvamo né lo sconforto che ho provato quando mi sono commosso attraversando via Argiro, nel centro di Bari. E neppure la leggerezza del tempo libero trascorso a casa o la rabbia di fronte all’inosservanza delle regole che mette a rischio la salute di tante persone. I cittadini mi conoscono, sanno che ho sempre cercato di condividere con loro le decisioni che riguardano la nostra città.

 

Cosa le ha insegnato, come uomo e primo cittadino, l’esperienza che stiamo vivendo?

Io sto imparando le stesse cose di tutti. Credo che daremo valore al primo abbraccio che potremo dare o alla stretta di mano che ci scambieremo.

 

Qual è l’immagine o l’episodio che più le è rimasto impresso in questo periodo particolare?

Subito dopo il provvedimento del Governo con le disposizioni per il contenimento del contagio, mi ha sconvolto attraversare le strade cittadine deserte. Vedere la città completamente spenta, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto per animarla con le attività commerciali, le attrazioni turistiche, le iniziative, la riqualificazione di tante aree pubbliche, è stato per me un colpo al cuore.

Ho percepito forte, in quei primi giorni, una sensazione di impotenza e desolazione che non dimenticherò mai nella vita. Tutte le persone della mia generazione, nate dopo le due guerre mondiali, hanno dovuto fare i conti per la prima volta con una forte limitazione della libertà. Uno scenario che mi auguro di non vedere più.

 

Che cosa resterà a tutti noi di questa esperienza? E come cambierà, magari in meglio, il futuro della città?

Questa situazione ci ha insegnato a dare valore alla nostra quotidianità, fatta di tante cose, piccole e grandi. Ci sta facendo misurare il valore di quella libertà che oggi, di fatto, ci è negata. Così come, spero, ci insegnerà che nessuno è invincibile, indipendentemente dalla ricchezza, dalla classe sociale o dal luogo in cui si vive. Credo profondamente che questa crisi sanitaria mondiale produrrà un ripensamento collettivo sull’esistenza e la natura dell’individuo. A ognuno di noi è stato chiesto di essere responsabile della propria salute e di quella degli altri attraverso un sacrificio personale, a cui la stragrande maggioranza delle persone non era abituata.

 

Come è stato il suo rapporto con i cittadini in queste settimane?

Io con la mia comunità ho sempre cercato di dialogare in maniera sincera, senza nascondere niente, né la mia preoccupazione per il pericolo che correvamo né lo sconforto che ho provato quando mi sono commosso attraversando via Argiro, nel centro di Bari. E neppure la leggerezza del tempo libero trascorso a casa o la rabbia di fronte all’inosservanza delle regole che mette a rischio la salute di tante persone. I cittadini mi conoscono, sanno che ho sempre cercato di condividere con loro le decisioni che riguardano la nostra città.

 

Cosa le ha insegnato, come uomo e primo cittadino, l’esperienza che stiamo vivendo?

Io sto imparando le stesse cose di tutti. Credo che daremo valore al primo abbraccio che potremo dare o alla stretta di mano che ci scambieremo.

Come presidente dell’Anci, cosa ritiene più urgente fare e chiedere per tutti i Comuni italiani? Come inciderà la crisi economica indotta dall’epidemia sui servizi comunali erogati ai cittadini? E cosa occorrerà fare per preservarli?

In queste settimane ho spiegato al Governo che i Comuni funzionano come le aziende e, al pari di queste, oggi non ricevono entrate perché sono stati sospesi i prelievi fiscali da cittadini e imprese. Questo, però, significa che ora non hanno la possibilità di far fronte alle cosiddette uscite e, quindi, non riescono a erogare servizi come la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico urbano. Per il momento abbiamo ricevuto dal Governo i primi tre miliardi e l’impegno a monitorare lo stato dei bilanci comunali nei prossimi mesi, per valutare eventuali ulteriori esigenze.

 

Quali iniziative in suo potere intende attuare per agevolare la ripartenza nei vari settori della vita cittadina?

La ripresa deve essere gestita con la stessa attenzione con cui è stata affrontata l’emergenza sanitaria. Sappiamo che le pressioni per la riapertura di tanti settori sono forti, e tutte legittime, ma dobbiamo ricordare che il virus non scomparirà una volta finita l’emergenza e quindi, in assenza di un vaccino, la ricaduta è dietro l’angolo. Noi sindaci abbiamo chiesto, anche per questo, che tutte le decisioni sulla ripartenza abbiano una regia nazionale e siano omogenee su tutto il territorio. Non si tratterà soltanto di decidere cosa riaprire, ma anche come farlo.

 

Quali strategie, idee, proposte state studiando per favorire il turismo nei mesi a venire?

È uno di quei settori su cui la città di Bari, insieme alla Regione Puglia, ha investito maggiormente negli ultimi anni. È uno dei comparti strategici per lo sviluppo del nostro territorio e la posta in ballo è molto alta. Penso per esempio a tutte le piccole e medie imprese che hanno investito proprio nel turismo i risparmi di una vita. Anche su questo fronte attendiamo delle regole condivise su tutto il territorio nazionale, che disciplinino i comportamenti individuali e le disposizioni collettive.

 

Dove vorrebbe andare e che cosa non vede l’ora di fare non appena potremo considerarci fuori dall’emergenza?

Mi piacerebbe svegliarmi una mattina e andare a correre sul lungomare del mio quartiere, fino a raggiungere l'insenatura di spiaggia tra gli scogli che frequentavo da bambino. E fare il bagno, senza nemmeno togliere la maglietta e i pantaloncini.