Nella foto Audrey Hapburn e Gregory Peck in Vacanze Romane - Paramount/Getty Images 

Vogliamo cominciare con Ladri di biciclette, capolavoro di Vittorio De Sica e del neorealismo: era il 1948. È un’epoca segnata dalla fame del dopoguerra. Il protagonista Antonio Ricci (da non confondersi con l’autore di Striscia la notizia), impersonato dall’attore non professionista Lamberto Maggiorani, ha i nervi a fior di pelle perché hanno rubato la sua bicicletta, veicolo indispensabile per il suo lavoro di attacchino. Dopo essere stato brusco con il figlio durante la ricerca della bici rubata, lo porta a cena in trattoria per fare la pace, che viene celebrata davanti a una mozzarella in carrozza. Il ristorante è l’Antico Bottaro, ritrovo di intellettuali e pittori nella Passeggiata di Ripetta, chiuso ormai da diversi anni. Adesso non esiste più e nulla lo segnala alle centinaia di automobilisti che ogni giorno dal Lungotevere scendono alla Passeggiata per imboccare, traffico permettendo, il sottopassaggio che va verso il Flaminio. Per dovere di cronaca, riportiamo che l’ufficio comunale degli attacchini è nel film in via dei Montecatini, lungo via del Corso tra piazza Venezia e piazza Colonna. Nell’inquadratura del film, si vede l’esterno di un antico ristorante, Il Falchetto. Passateci: c’è ancora. 

 

Poi sono arrivati gli americani. Cinecittà diventa “Hollywood sul Tevere” e la città di Roma un solo, grande set. Il film più famoso? Vacanze romane di William Wyler (1953). Gregory Peck percorre la città in Vespa con Audrey Hepburn allora semisconosciuta; vanno dappertutto ma mai in un ristorante. C’è molto street food: un gelato in piazza di Spagna, vari bar con tavolini sfiorati dalla Vespa e, in piazza del Pantheon, una strana colazione a base di champagne e caffè freddo, al Caffè Rocca. Non cercatelo, non c’è più, lì adesso si vendono vestiti. 

 

Gli anni del boom, che è anche un boom cinematografico, sono pieni di cene al ristorante. Sfogliando le foto d’epoca scattate dai paparazzi si vedono intellettuali, pittori, attori e registi a cena nei ristoranti allora di moda, come Le grotte del piccione (via della Vite), Toto alle Carrozze (nella via omonima) e vari altri nel centro storico. Saggiamente, quando giravano i film, sceneggiatori e registi si dirigevano altrove, con un’eccezione: Otello alla Concordia in via della Croce, in cui si svolge La cena di Ettore Scola (1998). Ma nel film si chiama Arturo al Portico

Stefania Sandrelli e Vittorio Gassman in La cena - ANSA/PAL

A proposito di Scola: difficile dimenticare C’eravamo tanto amati (1974) e Il re della mezza porzione, trattoria popolare di piazza della Consolazione, sotto il Campidoglio. «Mi raccomando - dice Vittorio Gassman - una mezza porzione abbondante». C’è tanto Trastevere con locali ancora esistenti (i ristoranti Cencio la parolaccia, presente in film non indimenticabili e Meo Patacca che assume il figlio di Anna Magnani in Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, 1962) e un po’ di Ostiense con Il biondo Tevere, la grande terrazza sul fiume e i rinomati spaghetti alle vongole, dove Visconti girò Bellissima (1952). Fu amato da Pasolini, che vi passò anche nell’ultima notte della sua vita, prima di essere ucciso, ed è per questo che compare in Pasolini di Abel Ferrara (2014). L’oste che vi servirà a tavola, Roberto Panzironi, c’è anche nel film.

E poi l’Eur: grande location per film fantascientifici, come La decima vittima di Elio Petri, vanta un colossale serbatoio idrico, “il fungo”, che compare anche ne L’eclisse di Michelangelo Antonioni (1962). In cima c’è un ristorante panoramico (Il Fungo) che troviamo in Adulterio all’Italiana di Pasquale Festa Campanile (Catherine Spaak e Nino Manfredi, 1966), ma soprattutto in Romanzo criminale - La serie. A mangiare al tavolo c’è il dinamico malavitoso Dandi. Siamo arrivati all’oggi e, naturalmente, a La grande bellezza di Paolo Sorrentino (2013), una grande sintesi della vita di Roma, come è stata La dolce vita di Federico Fellini nel 1960. Gep Gambardella (Toni Servillo) pranza con Ramona (Sabrina Ferilli) in una sala riccamente affrescata del centro. Tutto è vero, gli affreschi sono del Pinturicchio, l’ambiente è quattrocentesco ed era il ristorante La veranda dell’Hotel Columbus, in Borgo S. Spirito, a due passi da San Pietro oggi però chiuso. Attendiamo, infine, prossime location gastronomiche dai film in lavorazione, e non sono pochi.

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