Sono anticonformiste, rivoluzionarie, resilienti, changemaker. E la loro esperienza permette di toccare con mano l’efficacia e le potenzialità della contaminazione tra arti e scienza, impresa e società, in termini di cambiamento, rigenerazione e innovazione. Partiamo da Raffaella Zaldini, assessore alla Cultura di Suzzara (Mantova). Anche a lei si deve la trasformazione dello storico Premio d’arte contemporanea della sua città in una pratica collaborativa e virtuosa tra industrie del territorio e artisti, secondo il binomio ormai collaudato “lavoro e lavoratori nell’arte”. Così, per esempio, l’artista Nataly Maier, guidata da alcune parole chiave, e in collaborazione con Intertraco, azienda specializzata nella costruzione di trasmissioni meccaniche e oleodinamiche, ha concluso la propria opera Hand Map: un ritratto collettivo che parte dalle impronte digitali di un gruppo di impiegati della società. Irene Crocco, art dealer e volto (con il suo compagno), dell’azienda La Raia a Novi Ligure – dove sono di casa rinomati vini da agricoltura biodinamica – ha saputo coniugare, invece, l’arte con la biodiversità attraverso progetti come il Palazzo delle Api, opera site-specific dell’artista Adrien Missika, una piramide rovesciata in pietra di Luserna con migliaia di piccoli fori adatti al ricovero delle api nomadi e altri insetti. Quello del vino rappresenta ormai un segmento di mercato maturo ma che, nel campo più vasto del turismo enogastronomico, corre il rischio di un certo appiattimento dell’offerta. Anche qui la contaminazione con le arti fa la differenza. E lo sa bene Roberta Ceretto dell’omonima azienda vitivinicola legata a cult come il Barolo e il Barbaresco, che ha rinnovato con l’arte il volto delle cantine di famiglia e delle colline langarole grazie alla capacità degli artisti di aprire nuove visioni e domande. Per un turismo esperienziale. Come avvenuto per la Cappella del Barolo, rudere trasformato grazie alla reinterpretazione degli artisti Sol LeWitt e David Tremlett.
 

Arte e vino per raccontare poi in modo innovativo la propria cultura e tradizioni, con format nuovi, anche oltre il solo vino. A questo scopo Giovanna Felluga (altro nome della tradizione vitivinicola italiana) ha innescato la nascita del Vigne Museum, e attualmente ne è direttore artistico. Realizzato a Rosazzo (Udine) dall’architetto Yona Friedman con l’artista Jean-Baptiste Decavèle per i 100 anni di Livio Felluga, è un museo ideale, senza porte, a cui si accede liberamente, dedicato al paesaggio e al rapporto uomo/natura. Francesca Planeta, uno dei volti dell’enografia siciliana, all’arte contemporanea ha deciso di affiancare in azienda altri linguaggi artistici, come il teatro. Il suo Sciaranuova Festival nasce, infatti, nel teatro in vigna realizzato sul versante nord dell’Etna, con i terrazzamenti in pietra lavica a fare da spalti. Musicali sono, invece, le Degustazioni in jazz di José Rallo, la signora Donnafugata, altra icona dei vini di qualità made in Sicilia. Si tratta di esperienze multisensoriali in cui, da produttrice-cantante, Rallo coniuga le sensazioni organolettiche di un vino alle emozioni della musica. Un’idea condivisa con il marito, che ha dato luogo al Donnafugata Music&Wine Live, progetto che porta i prodotti dell’azienda nei luoghi dove al cibo si abbina la musica dal vivo. 

Si sta consolidando, inoltre, il trend dei cosiddetti Art Hotel. È il caso del Four Points by Sheraton Catania Hotel di Ornella Laneri, imprenditrice riuscita a tradurre l’ospitalità in una vera e propria esperienza culturale immersiva. Se ai piani dell’albergo capita di trovare allestite tante gallerie d’arte, nell’orto interno si rinviene, per esempio, un dispositivo in grado di generare, sulla base delle condizioni atmosferiche e di luce, un tappeto sonoro che stimola le piante. Questa l’idea alla base della tecnologia sviluppata dal sound artist Michele Spadaro. E il nostro racconto è solo all’inizio. Da Giovanna Forlanelli, direttrice generale della società di ricerca farmaceutica Rottapharm Biotech, che ha avviato a Milano il progetto di apertura del nuovo Museo di Arte Etrusca con la collezione di famiglia, a Diana Bracco presidente e Ad del gruppo leader mondiale nell’imaging diagnostico, che con le mostre d’arte nel suo CDI-Centro Diagnostico Italiano, ha dimostrato come l’interazione arte/scienza faccia bene anche alla salute, agendo positivamente sul morale e sul controllo dell’ansia dei pazienti. Straordinaria anche la figura di Maria Luisa Cosso, imprenditrice metalmeccanica, artefice, negli anni, della trasformazione degli spazi del Castello di Miradolo e del suo Parco storico nel pinerolese in un centro di sperimentazione e didattica tra arti e ambiente.
 

L’impresa fa cultura anche nella moda e alcuni esempi sono Miuccia Prada, le sorelle Fendi e Beatrice Trussardi. Nel campo degli accessori e pelletteria, illuminante è l’esperienza di Giovanna Furlanetto, presidente di Furla – a cui si deve tra l’altro la Fondazione Furla, che dopo 15 anni di Premio (conclusosi nel 2015) –  che ha conquistato il primato in Italia per avere mappato una intera generazione di giovani Artisti Italiani e da qualche anno ha allargato gli orizzonti e ha intrapreso un nuovo progetto: Furla Series sotto la direzione artistica di Vincenzo De Bellis e Bruna Roccasalva, e in sinergia con grandi musei, ha l’obiettivo di sostenere e promuovere l’arte contemporanea in Italia. «A un certo punto mi sono accorta – racconta Furlanetto – che guardare al futuro attraverso lo sguardo degli artisti aveva anche effetti benefici sull’azienda, continuamente rivolta a capire e individuare il what’s next».