In apertura la struttura trapezio dell'ateneo © Campus Bio-Medico

Economia circolare, rivoluzione green, rinnovabili e idrogeno. E ancora transizione energetica e salute dei cittadini, delle comunità e dei territori. Così la ricerca punta a vincere la sfida della sostenibilità. L’Università Campus Bio-Medico di Roma ha tra le sue priorità quella di declinare la scienza al servizio delle persone nelle grandi sfide del nostro tempo. In primis, quella ambientale. Ce ne parla Vincenzo Piemonte, presidente del corso di laurea magistrale in Ingegneria chimica per lo sviluppo sostenibile

Professore, come si realizza il rapporto tra ingegneria chimica e sviluppo sostenibile?

L’ingegneria chimica non può essere più riconducibile alla sola produzione di sostanze artificiali, penso alle plastiche. Oggi la ricerca e lo sviluppo della chimica sono al servizio delle persone. Non c’è più l’ingegnere con l’elmetto che sta sulla piattaforma petrolifera o vicino a una colonna a distillare idrocarburi. Molti ragazzi dopo il triennio scelgono il nostro corso di laurea magistrale perché vogliono proteggere la Terra, realizzare qualcosa che aiuti l’ambiente e sia davvero sostenibile. È la sostenibilità a trainare il tutto. 

Laboratorio ricerca biomateriali © Campus Bio-Medico

Quali connessioni ci sono, o nasceranno, tra ingegneria chimica e mobilità?

Stiamo affrontando il mondo dei trasporti soprattutto attraverso la decarbonizzazione dei combustibili e la produzione di idrogeno. Il tema è ottenere energia rinnovabile anche attraverso l’impiego di biomasse. Diventa quindi centrale utilizzare gli scarti nell’ambito dell’economia circolare per produrre energia, processo che va abbinato alla possibilità di abbattere le emissioni di CO2 attraverso sistemi di cattura direttamente dalle sorgenti atmosferiche. L’Università Campus Bio-Medico di Roma sta lavorando a progetti capaci di captare l’anidride carbonica per stoccarla e riconvertirla. L’obiettivo vero è attivare un ciclo virtuoso, perché la produzione di combustibili attraverso l’idrogeno comporta proprio l’utilizzo di CO2. È molto probabile che, nell’arco di pochi mesi, il nostro ateneo cominci a lavorare su un grande progetto di conversione dell’idrogeno in combustibili green, così da utilizzare fonti rinnovabili, produrre un vettore energetico assolutamente libero da CO2 e captare anidride carbonica impiegandola per pulire il combustibile. Il trasporto a idrogeno potrebbe rendere più ecologici i viaggi di passeggeri e merci sulle poche tratte rimanenti non ancora elettrificate. Uno dei problemi di questo combustibile è lo stoccaggio, serve un serbatoio da portarsi sempre dietro. Il nostro ateneo ha dialogato con grandi gruppi industriali per realizzare navi a idrogeno. La vera sfida è produrlo in loco, cioè dotare le imbarcazioni di piccoli impianti. Per il treno parliamo di volumi più piccoli. Il vero traguardo nella mobilità ferroviaria è immaginare un paio di carrozze come serbatoio, ne basterebbe una con a bordo un generatore di idrogeno. Se in futuro si riuscisse a captare energia solare e a riutilizzare quella elettrica per produrre l’idrogeno sul treno, si otterrebbe di fatto un mezzo di trasporto autosufficiente, un risultato davvero dirompente per l’innovazione del settore. 

Vincenzo Piemonte, ingegnere chimico e docente al Campus Bio-Medico di Roma

Vincenzo Piemonte, presidente del corso di laurea magistrale in Ingegneria chimica per lo sviluppo sostenibile. © Campus Bio-Medico

Cosa dovrebbe fare il Gruppo FS per essere sempre più competitivo e sostenibile?

Ferrovie dello Stato Italiane è già all’avanguardia rispetto a questi temi ed è sicuramente uno dei vanti italiani. Per spingere sempre più la sostenibilità le vie sono diverse: non penso solo all’idrogeno, ma anche alla capacità di potenziare l’infrastruttura per renderla sempre più efficiente. Sviluppare una rete in grado di utilizzare al meglio l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili sarebbe un passo in avanti incredibile. 

Cosa potrebbe rendere il viaggio in treno ancora più green?

Un esempio. Al Campus Bio-Medico lavoriamo al riutilizzo degli scarti della produzione agricola, in particolare vino e vinacce. Diversi studi dimostrano che le vinacce possono essere impiegate per realizzare tessuti di rivestimento dei sedili, tra l’altro con un colore bellissimo, un punto di rosso molto di “design”. Una carrozza con i sedili così rivestiti diventa un segno, perché dallo scarto – un problema per la società – si ottiene qualcosa che allieta il viaggio e lo rende più attraente. Lo dico anche da viaggiatore, sono stato pendolare per dieci anni sulla linea Cassino-Roma, tanti ricordi legati al treno. Nel tempo c’è stata un’evoluzione importante. E questo è segno di un’azienda che dedica attenzione alle persone.

Treno regionale su ponte ferroviario

Intervista tratta da La Freccia di giugno 2021.

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