In apertura e in tutto il servizio immagini del Phygital Sustainability Expo 2020

Tra una semplice t-shirt e una t-shirt sostenibile si dovrebbe scegliere la seconda. Questo dovrebbe essere il futuro della moda, sia da parte dei produttori che dei consumatori. Una buona pratica su cui si impegna la Sfis (Sustainable Fashion Innovation Society), l’associazione senza scopo di lucro che annualmente dà vita al Phygital Sustainability Expo, primo evento al mondo dedicato alla transizione ecologica del sistema moda e design attraverso l’innovazione.

 

Il 5 luglio, ai Mercati di Traiano di Roma, si incontrano addetti ai lavori, stakeholder, piccole e medie imprese italiane e consumatori. Un momento di dibattito ma anche un percorso museale, digitale e immersivo 3D sul ciclo di vita di un indumento, per spiegare l’importanza dell’economia circolare e comprendere i diversi processi che i prodotti subiscono fino alla realizzazione finale. Per sapere quanta strada è ancora da percorrere e il programma della giornata, abbiamo intervistato la presidentessa dell’associazione Valeria Mangani.

Valeria Mangani, Presidentessa Sfis (Sustainable Fashion Innovation Society)

FSNews Radio intervista Valeria Mangani, fondatrice di Sustainable Fashion Innovation Society

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Quali le azioni della Sustainable Fashion Innovation Society?

La mission della Sfis è quella di sostenere i brand della moda e del design nella transizione eco-sostenibile della loro filiera verso il green, introducendo uno o più elementi per l’innovazione di tale segmento. L’associazione si focalizza sulla maggior consapevolizzazione del consumatore, fornendo gli strumenti informativi in merito. Inoltre i brand che fanno parte al hub della Sfis, hanno la prelazione di partecipazione ai Phygital Sustainability Expo, un format totalmente nuovo per il settore moda, una vetrina annuale che accompagna i brand, aumenta la loro visibilità mediatica, fa sfilare e racconta i loro capi come mai prima d’ora.

 

Cosa vi aspettate dalla giornata del 5 luglio?

L’intento è creare una importante piattaforma in cui brand, buyers esteri, stakeholders, PMI, creativi, tecnologi, semplici consumatori e media, possano fare la loro connessione, che da un lato promuoverà la sostenibilità delle PMI indirizzate in questa trasformazione, dall’altra una maggior consapevolezza del consumatore.

Pannelli didattici e il panel di relatori della sessione Green Confidential, danno voce alle geniali Startup nel Fashion-Tech e a seguire si alternano sul palco i big players nazionali che stanno tracciando il percorso del cambiamento del nostro Paese (enti governativi, policy makers e multinazionali italiane). Il Phigital Sustainability Expo è un palcoscenico autorevole e credibile, dal quale le aziende annunciano la loro green disruption.

 

Come mai la scelta dei Mercati di Traiano a Roma come location 2021?

Il nostro evento è fortemente allacciato con il territorio artigianale, identitario del sistema Italia, nostro fiore all’occhiello e tessuto culturale nonché economico, costituito per supportarlo nella trasformazione verso la sostenibilità, resa necessaria oggi, per essere competitivo con le sfide globali. Il Phygital Sustainable Expo è un hub digitale per tutto l’anno, che però il 5 luglio si materializza per la seconda volta a Roma, in un luogo fortemente identitario, i Mercati di Traiano, per mettere in contatto i creativi della moda e design in un network virtuoso per il sistema italiano, esclusivamente sostenibile. Inoltre l’Expo sarà itinerante e ogni anno ospitato in una diversa location museale, faro di cultura italica e alto artigianato, specchio di quel territorio e Regione in cui risiede il museo. Per il 2022 siamo già attesi alla Reggia di Caserta, per il rilancio della spettacolare e secolare manifattura Borbonica di San Leucio, Patrimonio Unesco. E per il 2023 stiamo firmando in questi giorni. Moda e turismo è un binomio possibile.

Cosa vedremo?

Quando varcherete i cancelli del Phygital Sustainability Expo, preparatevi a guardare la moda con nuovi occhi. In un percorso museale a cielo aperto, sulla millenaria Via Beberatica, a picco sui Fori Imperiali, sarete immersi tra manichini sartoriali che indosseranno solo le innovazioni tecnologiche che rappresentano lo stato dell’arte della sostenibilità: maglioncini al burro di canapa, vestiti di fibre di rosa, di bamboo, di ortica, di arancio, morbidissima pelle vegana di cactus, di mais, o di uva; fibre d’argento che hanno funzioni antisettiche e grazie alle nanotecnologie anche dimagranti a base di alghe, funghi e ancora, proteine fermentate che sostituiscono le pellicce. Il Genio Italico come vedrete è sempiterno.

 

Moda e ambiente. Che cosa c’è da fare ancora?

Come riporta il World Economic Forum, la moda è il settore più inquinante al mondo, dopo quello petrolifero. Infatti l’industria della moda, ogni anno è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra (CO2) e ancor più contribuisce allo spreco delle risorse idriche per il 20% del totale. Il fashion ha un enorme peso anche sull’inquinamento degli oceani: circa il 60% degli abiti sono in poliestere che, con il lavaggio, ogni anno rilascia circa 500mila tonnellate di microfibre nei corsi d’acqua (l’equivalente di 50 miliardi di bottiglie di plastica). La filiera della moda va completamente ripensata in un’ottica sempre di alta eccellenza (primato che non ci toglie nessuno), ma anche di rispetto per il pianeta. Basti pensare che per produrre un paio di jeans ci vogliono mediamente ben 10mila litri di acqua. Questa call non è più rimandabile, ecco perché dal 2008 lavoro incessantemente dietro le quinte con i policy makers - istituzioni e politici - scrivendo e proponendo leggi e mozioni per la transizione ecologica di tale segmento. Non è utopia. Si può fare, anzi durante l’Expo presentiamo in anteprima alla stampa una mozione parlamentare per la transizione ecosostenibile di tale segmento. A questo riguardo infatti la Sustainable Fashion Innovation Society è una delle organizzazioni di supporto Comitato delle Nazioni Unite Fashion Industry Charter for Climate Change (UNFCCC).