In cover Joan Miró, Il Carnevale di Arlecchino (1924-25). Olio su tela Albright-Knox Art Gallery, Buffalo (New York)

Carnevale, carnem levare. È il periodo che cede il passo alla Quaresima e rappresenta un mondo alla rovescia. Lo dice a chiare lettere il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio che nel 1559 rappresenta, appunto, La lotta tra Carnevale e Quaresima. Esposto nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, il quadro da una parte festeggia il divertimento, gli ultimi fuochi del baccanale, dall’altra è già immerso nella dimensione della penitenza, dell’astinenza dopo gli eccessi e la sregolatezza del martedì grasso. Il Carnevale, tempo bizzarro, nel corso dei secoli è diventato la festa del mondo perché appartiene all’umanità, lo spiega bene l’antropologo Giovanni Kezich in un suo recente saggio (La festa del mondo, Laterza, pp. 216 € 20).

Pieter Bruegel il Vecchio, La lotta tra Carnevale e Quaresima, particolare (1559 circa). Olio su tavola Kunsthistorisches Museum di Vienna

L’ABBRACCIO DEI TETRARCHI A PIAZZA SAN MARCO

Con i suoi carri allegorici, le sfilate in maschera e l’esplosione di colori, questa festa somiglia un po’ alla vita: un viaggio che si vorrebbe non finisse mai. Ancora sospesi tra tante incertezze, quest’anno il Carnevale vivrà una dimensione più rarefatta, virtuale. Non saranno le consuete maschere ad animare i palazzi moreschi di Venezia, ma potremo comunque ammirare lo splendore di piazza San Marco da ogni parte del mondo, magari attraverso le webcam puntate sui tetrarchi, pronti a raccontarci nel loro abbraccio la storia del Mediterraneo.

Monumento ai tetrarchi, Basilica di San Marco, Venezia

DAL CARNEVALE DIGITALE AI FESCENNINI VERSUS

Alcune città, come Fano (PU), hanno scelto di posticipare i festeggiamenti in estate. Mentre Viareggio, per la prima volta nella sua storia, celebrerà il Carnevale in autunno. Altre, tra cui Santhià (VC), hanno preferito una festa digitale. Un vero e proprio cambio di passo e prospettiva. D’altronde – come suggeriva Carlo Goldoni – «la stagion del Carnevale tutto il mondo fa cambiar». E sovvertire l’ordine ormai superato sembra essere l’unico imperativo davvero categorico in un tempo di rottura come quello che stiamo vivendo. Qualcosa del genere avveniva già in epoca antica, seppure per pochi giorni, con il rito dei Saturnali, eternato dai fescennini versus. Canti rustici tipicamente popolari, forma teatrale di carattere licenzioso, di scherno che deve il nome alla città di Fescennio, fra Etruria e Lazio, ma che deriva da fascinum, stregoneria, magia.

IL CARNEVALE ROMANO DI GOETHE, DAS RÖMISCHE CARNEVAL

Molto più tardi, nel 1787, è un giovane Johann Wolfgang von Goethe a imbattersi nel caotico Carnevale romano. In principio infastidito e poi ammaliato, Goethe si interessa soprattutto alla connessione tra questa festa universale e la natura stessa dell’uomo. La descrizione delle sfilate irriverenti per le strade del Campo Marzio sarà ripresa più tardi nel suo celebre Viaggio in Italia. Pubblicato poco prima della presa della Bastiglia, Il carnevale romano, Das römische Carneval, si conclude significativamente così: «La libertà e l’uguaglianza possono essere godute solo nell’ebbrezza della follia».

IL CARNEVALE NELLA PITTURA: LE MASCHERE E I PERSONAGGI

Ma nelle arti figurative questa ricorrenza è soprattutto maschere e personaggi. Come nell’allucinata processione del martedì grasso raffigurata tra il 1812 e il 1814 da Francesco Goya con la sua Sepoltura della sardina, una tavola che si può ammirare a Madrid, alla Real Academia de Bellas Artes de San Fernando. O il famoso Arlecchino musicista di Pablo Picasso, un’opera del 1924 carica di ritmo e di colore conservata alla National Gallery of Art di Washington. Passando per Il Carnevale di Arlecchino di Joan Mirò, capolavoro surrealista attualmente negli Stati Uniti, alla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo e l’onirico Carnevale notturno di Marc Chagall, ospitato nel Museo de Arte Contemporàneo di Caracas.

IL CARNEVALE COME RINASCITA, UNA FUGA NEL FUTURO,

NELLA RINNOVATA LIBERTÀ

Goethe parlava di Wiedergeburt, “rinascita”, dopo gli eccessi carnevaleschi: sarà anche questo Carnevale a distanza, virtuale, un tempo di preparazione per affrontare meglio il futuro e permettere a tutti di riappropriarsi di una rinnovata libertà? Dopo tutto, proprio sulle ceneri della peste nera, la grande pandemia che tra il 1347 e il 1351 uccise circa 25 milioni di persone, è sorto il Rinascimento. Già, proprio il Rinascimento. Il rifiorire dell’uomo anche nel Carnevale, con feste e spettacoli architettati affinché tutti potessero partecipare. Le sfilate dei carri allegorici rappresentavano scene mitologiche, vizi e virtù ma anche storie della Grecia e di Roma antica, favole e leggende dei santi. Protagoniste le grandi città come Roma, Milano, Bologna, ma anche Ferrara, Mantova, senza dimenticare Firenze. Proprio qui Lorenzo de’ Medici, in occasione del Carnevale del 1490, cantò il Trionfo di Bacco e Arianna, che risuona nei versi: «Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza». Un viaggio per immagini nel Carnevale attraverso il tempo, per lanciarci nel futuro. Chi vuol esser lieto sia: una vera e propria fuga in avanti, nella libertà.

Articolo tratto da La Freccia