Milano 1 aprile 2025, ore 6:25. È appena partito un Frecciarossa in direzione Parigi. Vista la data, magari, qualcuno potrebbe ipotizzare al più classico dei pesci d’aprile. Invece, nessuno scherzo, è tutto vero. È tornata infatti la tratta capace di collegare Stazione Centrale a Gare de Lyon. Un viaggio che dall’agosto 2023, a causa di una frana in Val Maurienne che aveva interrotto la circolazione ferroviaria, non era stato più possibile fare. Adesso, però, è di nuovo realtà. Un seconda prima volta alla quale non si può mancare.

Alzarsi così presto la mattina, non è mai piacevole. L’emozione di essere protagonisti, però, di un viaggio di questo tipo fa l’effetto di una dose tripla di caffeina. C’è entusiasmo, inutile nasconderlo. Un entusiamso condiviso da moltissime altre persone. Stazione Centrale, nonostante l’orario, è già parecchio movimentata e quando si arriva al binario 4 dove c’è il Frecciarossa 9292 si capisce che l’idea di stare su questo viaggio non è certo un’esclusiva della redazione di FSNews.

 

Famiglie con bambini, giovani coppie, scolaresche e diversi cani con i loro padroni: ce n’è per tutti i gusti e la rosa dei viaggiatori sul convoglio è la più variegata. Proprio la massiccia presenza di cani è l’aspetto che salta più all’occhio. Per andare a Parigi si può andare in automobile, ma è piuttosto impattante per chi è al volante, sono oltre 800 chilometri. Oppure in aereo, dove il più delle volte l’animale deve andare in stiva. Il treno, quindi, rappresenta la soluzione al problema per tutti quei proprietari di cani che vogliono vedere la Capitale francese senza separarsi dal proprio animale per neanche un secondo.

Il convoglio è pieno in ogni sua classe: standardbusiness ed executive. Nel treno c’è anche un’ulteriore differenzazione. Ci sono le aree “silenzio” e quelle “allegro”, la prima destinata a chi vuole fare un viaggio in assoluta assenza di rumori, l’altra dove rispondere al telefono e chiacchierare con il vicino è possibile e non sono considerati crimini nei confronti dell’umanità. Altra categoria di viaggiatori presenti sul treno: è quella degli influencer o content creator che dir si voglia. Almeno due coppie intraviste al lavoro. Fermata dopo fermata, armati di smartphone e microfoni, intenti a filmarsi e commentare il viaggio. Un viaggio che, nonostante duri circa 7 ore, scorre velocemente. Ad aiutare nell’intento è il servizio ristorazione che passa nelle varie carrozze omaggiando i presenti con caffè, bevande analcoliche, champagne (ma anche prosecco) e snack dolci e salati. Una trovata pensata per questo ritorno, una sorta di piccola coccola per festeggiare la riapertura della tratta.

 

Il tempo passa però anche grazie alla presenza di una piacevole piattaforma televisiva. Nessun canone da sottoscrivere e nessun decoder da installare. È il finestrino che, per offerta del palinsesto, è addirittura meglio di tanti canali a pagamento. Basta infatti superare Torino e il paesaggio da osservare è notevole. Paesini arrampicati sulle montagne alpine, vette ancora innevate, un sole caldo e un cielo terso che rende tutto ancora più bello. Sono delle vere fotografie in movimento che aiutano a portarti fuori l’Italia in un appena due ore. Prima dello sconfinamento però c’è da oltrepassare il traforo ferroviario del Frejus, un tunnel di poco meno 14 chilometri che corre sotto l’omonimo monte tra le città di Modane in Francia e la valsusina Bardonecchia.

 

Proprio Modane è la prima fermata francese, qua a cambiare non è solo la lingua ma anche il personale di bordo. Capotreno e macchinista di Trenitalia, lasciano il treno nelle mani dei colleghi di Trenitalia France. Sale anche la polizia transalpina per un rapido controllo documenti, la fermata è la più lunga del viaggio ci si ferma per 20 minuti. Tanti a scendere per sgranchirsi le gambe, ma la temperatura secca e fredda che tocca i  -8 °C fa tornare i passeggeri ai loro posti ancor più velocemente di quanto siano scesi. Il viaggio continua e il paesaggio cambia ancora: la bella Savoia (se i futuri re d’Italia scelsero Chambéry come prima capitale del loro regno un motivo ci sarà stato), il verde dell’Alvernia e i paesaggi di campagna, tra vacche e corsi d’acqua, che portano verso Lione. Gli altopiani lasciano lo spazio ai tetti di case e palazzi cittadini. E siamo quasi a Parigi. Ci arriviamo alle 13:22 in perfetto orario, un viaggio che non può essere considerato uno spostamente, bensì un’esperienza. Suggestivo, fascinoso, ma anche pratico. Su questo treno nessuno sequestrerà il liquido delle lenti a contatto perché troppo grande o farà pagare un supplemento per le dimesioni del  bagaglio e, volendo, una volta a Gare de Lyon nessun taxi da aspettare perché immergersi nella vita cittadina parigina è veramente questione di passi.