In cover Paestum, il tempio dedicato alla dea Atena (cosiddetto Tempio di Cerere) datato al 510 a.C. ©Massimo Listri

Un archivio digitale che al momento vanta circa 27mila schede tra indagini, reperti, collezioni e monumenti e 18.700 elementi geolocalizzati sulla mappa archeologica. Si chiama Sistema Hera

Un database georeferenziato che deve il suo nome alla divinità greca sposa di Zeus, in grado di rintracciare ogni reperto presente nel Parco Archeologico di Paestum e Velia, specificando il luogo di rinvenimento ma anche indicando se è in restauro, in prestito o oggetto di studio. 

I numeri sono destinati a crescere con le nuove indagini in corso nel sito, come lo scavo nella Casa dei sacerdoti, un edificio nel cuore del santuario urbano, a pochi metri dal Tempio di Nettuno

Istituto del Mibact diretto dal 2015 da Gabriel Zuchtriegel, il Parco archeologico di Paestum e Velia ha presentato il suo database in rete lo scorso 20 ottobre. Gratuito e accessibile a tutti, il Sistema Hera ricostruisce in un ambiente digitale con fotografie, documenti e supporti video l’intero sito archeologico, Patrimonio Mondiale dal 1998

Direttore Zuchtriegel, con il Sistema Hera il viaggio a Paestum da fisico può diventare anche virtuale, quindi.

Hera è molto di più di un catalogo digitale. È un sistema che consente di condividere e rendere accessibile una mole elevata di dati in una modalità più ampia, rapida e diretta. 

In questo ambiente diventa tutto più dinamico. Si può parlare di archeologia pubblica?

Non è più solo l’oggetto nel museo che viene presentato, ma tutto il processo è condiviso e accessibile. Oggi lo scavo non si svolge più come una volta dietro recinzioni schermate ma, nel rispetto della sicurezza, accompagniamo le persone a visitarlo attraverso visite guidate. Certo, è un’operazione complessa, ma esistono tante possibilità di condividere qualcosa con il pubblico, anche per mezzo del digitale con filmati e foto sui social

Quale connessione ricostruisce l’archeologia con il territorio?

L’archeologia ha il compito di ricollegare il territorio al suo passato, che non è solo quello scritto nelle fonti ufficiali. Perché racconta un altro pezzo della storia, l’agricoltura, l’insediamento, la gestione delle acque, insieme a tutto quello che era la vita quotidiana della gente comune. Attraverso l’archeologia possiamo scoprire che anche un piccolo borgo in mezzo al Cilento ha una lunghissima storia: non è scritta da nessuna parte ma conservata nel sottosuolo. 

Qual è il futuro del Parco?

Il messaggio è che a Paestum si può sempre venire. La migliore mostra permanente sono le attività che si svolgono nel sito, come gli scavi e le ricerche. Adesso è in corso il monitoraggio sismico sul Tempio di Nettuno e presto condivideremo i dati online. Molte volte facciamo il restauro in vetrina, nel museo, sotto gli occhi dei visitatori. E poi riportiamo i pezzi nei depositi, anch’essi aperti al pubblico. L’idea è quella di far vivere il sito, con una ricerca continua, facendo partecipare le persone alle attività. Non solo l’oggetto a scavo finito, ma tutto il processo. Il futuro dei musei e dei parchi è valorizzare quello che c’è sul posto, la località, il territorio. Il frammento di ceramica che esce dallo scavo e tutto ciò che gli ruota intorno, non tanto la grande mostra. In un certo senso la mostra siamo noi, una squadra all’altezza di questo patrimonio: restauratori, archeologi, consegnatari, custodi e tutto quello che si svolge anche dietro le quinte. Questa è l’essenza di Paestum

Philippe Daverio sosteneva che l’archeologia è il passato che guarda al futuro…

L’archeologia è l’antropologia rivolta al passato. “Un altro mondo è possibile” è infatti uno degli slogan che abbiamo usato per il nostro sito. Guardando al passato possiamo renderci conto dell’infinita varietà della vita economica, sociale, culturale e religiosa. E quindi comprendere come siamo cambiati – parlo delle grandi ma anche delle piccole trasformazioni che forse non sono registrate nei libri di storia – e come possiamo ancora trasformarci nel futuro. Ma anche capire che il nostro presente è solo una transizione da una fase storica all’altra. C’è la possibilità di cambiare. E Paestum è un esempio, come molti altri siti, delle grandi trasformazioni e del loro significato nella vita delle persone.

I colori di Hera, una cartolina speciale per le feste natalizie

Il Parco Archeologico di Paestum augura buone feste a tutti e buon divertimento con una cartolina speciale da colorare per piccoli e grandi.

Analisi scientifiche hanno dimostrato che il primo tempio di Hera alla foce del fiume Sele era dipinto. Colora il tuo disegno qui e invialo per mail a pa-paeve.promozione@beniculturali.it. Sarà pubblicato sui social del Parco.

Articolo tratto da La Freccia

Articoli correlati