Come ogni anno anche il 2024 ricorda Modesta Valenti. Al binario 1, presso la stazione Termini di Roma si è svolta, davanti la targa commemorativa in suo onore, la cerimonia per ricordare la donna senza fissa dimora che il 31 gennaio 1983 morì, dopo ore di agonia, proprio perché l’ambulanza si rifiutò di portarla in ospedale a causa delle sue condizioni igieniche.

 

Alla commemorazione è intervenuto anche Adriano Mureddu, Chief Human Resources Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato italiane. «Da una storia tragica – ha dichiarato Adriano Mureddu - germoglia il semestre dell’inclusione e dell’accoglienza, al di là degli slogan. Ed è motivo di orgoglio poter essere chiamato a ricordare una storia tragica e poi dare il senso della nostra vicinanza agli altri, alle persone più fragili. L’impegno dell’azienda, dei ferrovieri e di tutti i dipendenti nel sostegno alla Comunità di Sant’Egidio e di altre iniziative in una società molto veloce. Facciamo vanto della nostra velocità ma dobbiamo essere vicini a chi non può andare veloce».

 

La cerimonia è solo il primo appuntamento di solidarietà della Comunità di Sant'Egidio per non dimenticare chi vive nella strada in povertà estrema. Domenica 4 febbraio, alle 12, presso la chiesa di Roma Santa Maria in Trastevere ci sarà un’ulteriore celebrazione in cui verranno ricordati i nomi di quanti, come Modesta Valenti, sono morti nella strada negli ultimi anni.

 

«Come avvenuto 41 anni fa – ha spiegato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio - senza decidere come soccorrere Modesta e lei moriva soffrendo, ancora oggi si discute e si litiga su cose banali restando immobili. Non ci si pone il problema di risolvere la questione, ma scaricare responsabilità su altri e su qualcos’altro. E tanti muoiono soli e abbandonati in strada. Esiste il tema semplice dell’esigenza di aiutare, bisognerebbe essere ancora più numerosi perché il disagio aumenta. C’è poca considerazione per queste persone, ma se ognuno di noi desse una mano il disagio diminuirebbe. Chi vive per strada non lo fa per scelta. Aiutare i senza dimora è una forma di responsabilità sociale».