In apertura, Vibram FiveFingers V-Trek

Settembre 1935. Durante un’ascensione sulla Punta Rasica, in Val Bregaglia, tra Lombardia e Svizzera, perdono la vita sei escursionisti. La principale causa di quell’incidente furono le calzature inadeguate. Al tempo, infatti, si andava in montagna indossando scarpe che avevano la suola in cuoio: con la neve, questa parte si inzuppava d’acqua e in poco tempo i piedi si congelavano. Il tragico evento colpì molto l’imprenditore milanese Vitale Bramani, ex accademico del Club Alpino Italiano (Cai), che in quell’incidente perse alcuni amici. Fu lui ad avere l’intuizione di creare suole per calzature con la stessa tecnica impiegata per realizzare gli pneumatici, cioè usando la gomma vulcanizzata, che garantiva stabilità e flessibilità, oltre a essere impermeabile. Per migliorare l’aderenza e la trazione, incise sul materiale alcuni tasselli a forma di croce capaci di far drenare all’esterno neve e detriti fangosi. Nascevano così le prime suole carrarmato in gomma marchiate Vibram, nome creato dalla combinazione del suo nome e cognome. Nel tempo l’azienda con sede ad Albizzate (VA), contraddistinta dall’inconfondibile ottagono giallo, è diventata uno dei brand che portano il made in Italy nel mondo. A raccontarci passato, presente e futuro di questa realtà imprenditoriale con oltre 80 anni di vita, leader nella produzione di suole destinate all’outdoor, sicurezza sul lavoro, lifestyle e ortopedia, è l’amministratore delegato Paolo Manuzzi.

 

Quali elementi hanno reso Vibram un’eccellenza internazionale?

L’attenzione al prodotto e l’innovazione sono i punti fermi che contraddistinguono l’azienda. Già il nome della prima suola di Vibram è emblematico: il “carrarmato”, inventato tra la prima e la seconda guerra mondiale, dava l’idea di un prodotto che potesse adattarsi a qualsiasi superficie, dall’asfalto alla terra, dal fango alla neve.

 

Che cosa le evoca il nome Vitale Bramani?

Passione, genio e sregolatezza.

 

Le scelte che vi hanno permesso di stare al passo con i tempi?

Il fondatore teneva moltissimo alla qualità, un elemento che è rimasto nel nostro Dna e ci ha contraddistinto nel tempo rispetto ad altre aziende. Poi ci sono state le tappe storiche, come la conquista del K2 nel 1954 da parte degli alpinisti italiani guidati da Lino Lacedelli e Achille Compagnoni. Erano equipaggiati con scarponi speciali che avevano suole Vibram. Da quel momento, in tutte le grandi spedizioni himalayane sono stati usati i nostri prodotti.

 

Com’è strutturata la vostra azienda?

Vibram ha un Dna italianissimo, ma dal respiro internazionale. L’Headquarter è localizzato ad Albizzate e da qui vengono coordinate le altre filiali situate negli Stati Uniti, in Cina e la sede commerciale in Giappone. 

Paolo Manuzzi

Investite molto in ricerca e sviluppo?

L’innovazione è fondamentale. Portiamo avanti costantemente degli studi per migliorare il nostro prodotto. Anche chi fa scarpe, quando viene in azienda, rimane sorpreso nel vedere quanto lavoro c’è dietro una suola.

 

Come avviene il processo per realizzarla?

Dico sempre che è come preparare una torta. Si fanno i vari impasti e poi si cuoce. Quando mi chiedono la differenza tra Vibram e un concorrente, rispondo che è la stessa tra una torta buona e una meno buona. Sono gli ingredienti e la mano dello chef che alla fine fanno la differenza.

 

E il tutto avviene anche rispettando l’ambiente.

Parlavamo di sostenibilità già nel 1994, quando abbiamo lanciato la mescola Ecostep. In quegli anni erano in pochi a trattare questo argomento. Mentre per noi, che realizziamo prodotti da usare prevalentemente in natura, l’ambiente è sempre stato un elemento da tutelare e proteggere. Oggi abbiamo immesso sul mercato una mescola lanoil realizzata al 94% con materiale naturale.

 

Su quali scarpe vengono usate le vostre suole?

Dipende dalle zone geografiche. In Europa principalmente per il mercato outdoor, la montagna, i prodotti antinfortunistici e il tempo libero. Stessa cosa anche negli Stati Uniti, dove serviamo principalmente il mondo del lavoro e le forze dell’ordine.

 

Nel 2006 avete inventato le FiveFingers, calzature davvero futuriste.

Sono come una seconda pelle che protegge il piede, lasciandolo comunque libero. Un progetto inizialmente snobbato dai nostri clienti. Ma visto che credevamo molto in questo prodotto abbiamo deciso di presentarlo da soli sul mercato. Dopo il carrarmato, è stata una delle grandi innovazioni del nostro brand a livello internazionale. È diventata la nostra suola più usata nell’indoor, in palestra e negli sport al chiuso. Un oggetto che viene usato per i motivi più disparati.

 

Nel 2037 festeggerete 100 anni di attività. Che obiettivi vi siete dati?

Vorremmo diventare ancora più evoluti per quanto riguarda la tecnologia, più snelli in alcuni processi industriali e con tanti prodotti innovativi. 

Headquarter Vibram, Albizzate (VA), © Remi Fabregue

Come avete affrontato l’emergenza Covid-19?

È stato un momento molto difficile per tutti, ma se adesso ci guardiamo indietro vediamo una nazione che ha reagito positivamente e in modo compatto. Noi siamo riusciti ad adattarci anche a questa situazione. Abbiamo visto che, con gli strumenti giusti, si può lavorare in modo diverso, come avvenuto con lo smart working. Questo è stato un grande insegnamento. Inoltre, ci siamo resi conto che possiamo fare a meno di tante riunioni, o comunque gestirle in modo diverso.

 

Avete notato un ritorno alla natura durante la pandemia?

Molte persone hanno scoperto che anche vicino casa ci può essere un luogo interessante da vivere. È aumentata la voglia di fare una passeggiata o un’escursione in montagna. Speriamo che queste abitudini durino nel tempo, perché stare all’aria aperta fa bene a tutti.

 

Ho letto che incentivate i clienti a risuolare le scarpe.

Per noi il concetto di riparazione è partito negli anni ‘60. È un modo per regalare una seconda vita alle scarpe, che si possono anche personalizzare. Abbiamo deciso di sostenere questa azione soprattutto durante l’emergenza Covid, per aiutare il mercato dei calzolai e dei ciabattini.

 

Come è arrivato a Vibram?

Sono in questa azienda ormai da 28 anni. Ho iniziato nella struttura commerciale seguendo alcune aree geografiche, poi mi sono dedicato al settore outdoor. Tra il 1999 e il 2000, ho trascorso un anno negli Stati Uniti per avviare la filiale americana. Una volta rientrato in Italia, ho lavorato come direttore commerciale e dal 2015 sono amministratore delegato.

 

Tre cose che la rendono orgoglioso di questa azienda?

Il prodotto, la passione dei nostri collaboratori e la capacità di crescere che abbiamo avuto negli anni.

 

Usa il treno per spostarsi?

Troppo poco, perché abito a Como e lavoro a Varese. Ma uso il Frecciarossa per

andare a Roma o a Napoli.

Articolo tratto da La Freccia