Credit foto: Archivio Fondazione FS Italiane

Ferrovie dello Stato nasce 120 anni fa, dando il via a oltre un secolo di collegamenti, investimenti infrastrutturali e storie di eccellenze che hanno accompagnato lo sviluppo industriale e socio-culturale di un’Italia in continua trasformazione.

 

È con il decreto-legge numero 137 del 22 aprile 1905, entrato in vigore il 1 luglio dello stesso anno, che si deve l’inizio dell’ “Amministrazione autonoma delle Ferrovie dello Stato". Nota anche come “decreto Fortis” per il Presidente del Consiglio allora in carica, Alessandro Fortis, la legge segna l’inizio di un processo di nazionalizzazione delle ferrovie italiane, fino a quel momento gestite da privati su concessione e frutto dall’accorpamento delle tre principali reti ferroviarie allora esistenti: la Rete Mediterranea, la Rete Adriatica e la Rete Sicula.

La modernizzazione della Ferrovie di Bianchi 

Alla guida della neonata società, Giovanni Giolitti nominò l'ingegnere piemontese Riccardo Bianchi che per dieci anni accompagnò le Ferrovie verso un processo di modernizzazione dei sistemi ferroviari. Tra le principali iniziative promosse da Bianchi, l’attivazione del segnalamento luminoso e semaforico, la creazione o la riqualificazione di grandi stazioni per viaggiatori e per merci e soprattutto un grande piano di investimenti per l’acquisto di nuove locomotive. Centrale diventa poi l’attenzione al comfort dei passeggeri. Per la prima volta in Italia i treni iniziano a dotarsi di bagni, di riscaldamento a vapore, di illuminazione elettrica e di vagoni ristorante.

 

A Riccardo Bianchi si deve la formalizzazione delle principali regole della pratica ferroviaria anche attraverso la pubblicazione di normative sul funzionamento delle locomotive, sulla segnaletica e sulla manutenzione ordinaria e straordinaria.

 

Nel 1907 venne definito, inoltre, il regolamento del vestiario ferroviario che prevedeva uniformità e decoro nell’abbigliamento e nella condotta del personale. Si cristallizza così in questi anni l’immagine del ferroviere, rappresentando un vero e proprio status symbol, la cui divisa conferiva autorevolezza e rispetto.

divisa storica ferroviere

A sinistra Il capo conduttore di 1° grado con la divisa invernale, 1907. A destra la divisa del capostazione, 1925

Prima Guerra Mondiale

Alla vigilia della Grande Guerra, la dotazione di locomotive a vapore era quasi raddoppiata rispetto a dieci anni prima, registrando dal 1905 al 1915 l’incremento di oltre 500 nuovi mezzi di trazione con un aumento della potenza a disposizione grazie all’estensione del nuovo sistema a “vapore surriscaldato”.​

 

Il 2 maggio 1915 vennero approvate le norme per la difesa delle coste e per la protezione delle ferrovie in guerra​, poste sotto la tutela dell’autorità militare. Al personale ferroviario venne concessa la dispensa dalla chiamata alle armi. Nel giugno del 1916 venne istituito il dicastero per i Trasporti Marittimi e Ferroviari, affidato a Riccardo Bianchi fino al 1918.

 

Durante gli anni della Grande Guerra, molti impianti ferroviari furono utilizzati per la costruzione di materiale bellico e le officine furono rapidamente riconvertite alla produzione di munizionamenti. Vennero creati, inoltre, numerosi “treni ospedale” per soccorrere persone ammalate o ferite. In soli 17 giorni, durante l’offensiva austriaca sull’altopiano di Asiago, vennero trasportati 124.000 uomini colpiti.

treno ospedale

Interno di un treno ospedale

Il treno del Milite Ignoto

Terminata la guerra, su proposta del colonnello Giulio Douhet, presentata alla Camera dei deputati e poi accolta dal Senato, il Ministero della guerra, nell’ottobre 1921, diete l’avvio alla ricerca di undici salme ignote, che furono recuperate nei luoghi maggiormente significativi per le vicende belliche.

 

Maria Bergamas fu scelta per rappresentare la madre di tutti i soldati dispersi. Il figlio Antonio Bergamas era nato a Gradisca d’Isonzo nel 1891, all’epoca territorio austro-ungarico. Nel 1914 disertò per arruolarsi da volontario nell’Esercito Italiano e morì il 18 giugno 1916 colpito da una raffica di mitragliatrice sul Monte Cimone di Tonezza. Fu seppellito in un cimitero di guerra, dove un violento bombardamento rase al suolo la zona e tutti i defunti lì sepolti furono dichiarati giuridicamente dispersi. 

 

La salma, trasportata su un convoglio speciale, partì il 29 ottobre 1921 da Aquileia per arrivare a Roma Termini il 2 novembre. Con una solenne cerimonia venne posta all'interno dell'Altare della Patria, dove ancora oggi è commemorata.

milite ignoto

Locomotiva a vapore Gr. 740 utilizzata per il trasporto della salma del Milite Ignoto

Flaminia Crescenzi