© Musacchio & Ianniello, courtesy Fondazione MAXXI

«More than meets the eye», avverte il neon all’entrata del MAXXI, installazione realizzata dall’artista Maurizio Nannucci. «Più di quello che sembra» è proprio il concetto che ribadisce, in questa intervista, il presidente Alessandro Giuli, 48 anni,

intellettuale poliedrico, laureato in Filosofia, già vicedirettore del Foglio, scrittore, autore televisivo e recentemente nominato dal ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, alla guida del primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea. «È proprio questo che deve fare un museo: guardare oltre, promuovere il dialogo tra i saperi, interpretare il tempo in cui viviamo e avere un ruolo attivo nella transizione verso un futuro sostenibile, accogliente, inclusivo», spiega.

Alessandro Giuli © Musacchio & Ianniello, courtesy Fondazione MAXXI

Presidente qual è il programma del suo MAXXI?

 

Non ne abbiamo solo uno, ma tanti. Come tanti sono gli obiettivi, condivisi ogni giorno con tutti i collaboratori straordinari che lavorano con me. Innanzitutto, intendiamo rafforzare la proiezione internazionale del museo. È già stato avviato un dialogo con alcune tra le più prestigiose realtà internazionali: dal Centre Pompidou di Parigi alla Tate di Londra, fino al MoMA di New York. Per realizzare insieme progetti editoriali, intensificare le collaborazioni, produrre e coprodurre mostre, posizionandoci così tra le più autorevoli istituzioni mondiali sull’arte contemporanea.

 

Quale funzione ha nella società moderna un museo?

 

La stessa dell’arte: una funzione sociale. Come diceva Joseph Beuys, scultore e pittore del ‘900, «ogni uomo è un artista», un capolavoro, quindi, che si realizza nel divenire, è la personificazione della libertà. L’arte e la sua organizzazione devono avere, nella loro evoluzione, una finalità sociale e comunitaria. Chi lavora in questo mondo ha il dovere di difendere tale principio, promuovendo l’arte nella sua funzione collettiva e condivisa. 

© Musacchio & Ianniello, courtesy Fondazione MAXXI

Un ente che guarda al contemporaneo quanto spazio dedica al mecenatismo culturale e alla crescita di nuovi artisti?

 

Tra le priorità della nostra missione c’è la valorizzazione dei giovani talenti italiani. E lo stiamo già facendo, penso al MAXXI Bvlgari Prize, trampolino di lancio per gli emergenti in una dimensione internazionale. A ottobre presenteremo i tre finalisti della quarta edizione, di cui esporremo le opere nel 2024. Stiamo immaginando anche altri progetti dedicati a giovani interpreti, architetti, designer, fotografi e creativi italiani. Il nostro statuto ci richiede di valorizzare la tradizione italiana – gestiamo per esempio Casa Balla, la residenza romana del grande futurista – ma coniugandola con una proiezione nel futuro attraverso un colloquio diacronico, analogico e tematico

tra le varie epoche.

 

In un tempo di forti tensioni a livello internazionale qual è il ruolo dell’arte?

 

Siamo approfondendo la linea di ricerca che la vede come uno strumento di diplomazia culturale nell’area del Mediterraneo, nella nostra naturale dimensione euro-africana. In questo senso va la mostra Isabella Ducrot. La bella terra, visitabile a Taormina per tutto agosto, realizzata in collaborazione con il festival letterario Taobuk e il Parco archeologico Naxos Taormina. Più a lungo termine, poi, c’è il progetto MAXXI Med, un nuovo polo museale a Messina dedicato proprio alla scena culturale del Mediterraneo.

 

A che punto è il progetto di ampliamento denominato Grande MAXXI?

 

Siamo in linea con la tabella di marcia che prevedeva, già al lancio del concorso internazionale di idee, la conclusione nel 2026. Con il Grande MAXXI intendiamo piegare l’idea di un’istituzione blindata, aprendo nuovi spazi per avviare nuove forme di fruizione e divulgazione. Avremo percorsi inediti con laboratori, depositi ed esperienze virtuali, oltre a centri di ricerca che indagheranno il rapporto tra arte e scienza come, per esempio, l’applicazione dell’intelligenza artificiale ai linguaggi contemporanei.

 

 

L’opera di Isabella Ducrot, Bella Terra (2021), in mostra a Taormina. @

Courtesy l’artista,

Con la città di Roma c’è un rapporto molto stretto.

 

Sì, eccellente, tanto che il Comune entrerà nel capitale della Fondazione MAXXI, un passo importante per promuovere un’offerta culturale organica capace di comprendere l’antico e il contemporaneo. In pratica, un decumano delle arti che si sviluppa dall’Auditorium e la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea fino alla Farnesina, passando per il MAXXI, il Ponte della musica, il Foro italico, e si intersecherà con il cardo della storia che attraversa piazza Apollodoro, piazza del Popolo, via del Corso, via dei Fori Imperiali fino ad arrivare al Colosseo. Il MAXXI, però, non è solo patrimonio di Roma.

 

Si riferisce alla sede dell’Aquila?

 

Anche a quello, certo. In Abruzzo, a Palazzo Ardinghelli, abbiamo sviluppato uno spazio in contatto sempre più profondo con il territorio, un lavoro di tessitura di tutti i soggetti locali interessati a una produzione culturale: Camera di commercio, Confindustria, Accademia di Belle arti, università, conservatorio, centri di ricerca scientifici. Il nostro obiettivo è rendere il MAXXI L’Aquila un pronto soccorso culturale capace di combinare, in un paziente lavoro di ricucitura, tutte quelle aree coinvolte nel cratere del sisma.

 

Articolo tratto da La Freccia