In apertura Montella (AV) sui Monti Picentini, foto di Carlos Solito 

Visto dallo spazio il nostro pianeta appare come una piccola sfera azzurra perché il 70% della sua superficie è coperta d’acqua, senza la quale non sarebbe possibile la vita. Una risorsa fondamentale per la nostra esistenza, assolutamente da preservare, gestire in maniera parsimoniosa, venerare. E, come per ogni venerazione che si rispetti, anche l’acqua ha i propri monumenti presso i quali officiare il rituale del pellegrinaggio: le cascate. Spettacolari scenografie liquide e schiumose che precipitano per decine e decine di metri, a volte centinaia, regalando stupore e incredulità.

 

Da nord a sud, in tutto lo Stivale, sono diversi gli scenari naturalistici che meritano un’escursione e, perché no, un grazie per la loro fragorosa bellezza. Il viaggio fra queste immense fontane naturali parte sicuramente dalle Alpi. La regina indiscussa è la cascata dello Stroppia, tra le cime aguzze del Gruppo Chambeyron, uno dei luoghi più selvaggi delle Alpi Cozie meridionali. Per ammirarle occorre raggiungere la piccola frazione di Saretto del comune di Acceglio, in provincia di Cuneo, e poi salire per la località Chiappera in Val Maira. Qui si ammira la più alta cascata d’Italia e tra le più spaventose d’Europa, con un salto di ben 500 metri.

 

In Val Chiavenna, se il primato con 180 metri spetta alla cascata di Pianazzo (SO), quella dell’Acquafraggia con due colonne d’acqua parallele – in una cornice di castagni, ontani, abeti bianchi e ginestre – è una delle più scenografiche dell’intera Valtellina. Anche il poliedrico Leonardo da Vinci ne fu incantato, tanto che la citò nel suo Codice Atlantico: «Su per detto fiume (la Mera) si truova chadute di acqua di 400 braccia le quale fanno belvedere». Sempre in Lombardia, sulle Alpi Orobie, ci sono le cascate del Serio (BG), dove l’omonimo fiume (siamo in Val Seriana) precipita per ben 315 metri solo cinque volte l’anno (dal 18 giugno al 15 ottobre), ovvero quando vengono aperte le chiuse della diga Bardellino costruita nel 1931.

Valle delle Ferriere, Costiera amalfitana (SA), foto di Carlos Solito 

In Alto Adige, a ingentilire il vulcanico porfido quarzifero della Valle Isarco ci pensano le cascate di Barbiano (BZ), che vanno assolutamente visitate per il loro salto di 200 metri. Si raggiungono seguendo un sentiero natura segnalato, sul cui primo tratto bisogna fare attenzione a non esporsi troppo. In Valle Aurina, al confine con l’Austria, meritano invece quelle di Riva o Campo di Tures, nate dal parziale disgelo del ghiacciaio delle Vedrette di Ries. In località Winkel, nei pressi del maso Garber, sono in assoluto le più note dell’Alto Adige e raggiungerle vuol dire percorrere il cosiddetto sentiero di San Francesco (circa due ore se si calcola andata e ritorno), tra sculture lignee e citazioni del Cantico delle creature.

 

Dopo il fragore della cascata Dardagna, nell’Appennino bolognese, raggiungibile attraverso il sentiero che parte dal santuario della Madonna dell’Acero, zigzagando in un fitto bosco e tra enormi massi di arenaria nel Parco del Corno alle Scale, l’itinerario delle vertigini tocca le acque sulfuree della cascata del Mulino a Saturnia (GR) con scenografiche piscine e colate rocciose. Anche se la Balza del Metauro o del Sasso (PU), nelle Marche, sorprende per il suo largo fronte plissettato dagli strati calcarei a “reggipoggio”, la signora incontrastata dell’Appennino centrale è la cascata delle Marmore in Valnerina (TR). Tra le più ambite tappe del Gran Tour, alta 165 metri, è stata generata dall’uomo per far defluire le acque stagnanti del fiume Velino dalla superiore piana reatina al sottostante alveo del Nera. Il tutto iniziò nel 271 a.C. quando il console romano Manlio Curio Dentato fece prima bonificare le paludi e poi scavare un canale nel quale convogliare le acque del Velino e farle precipitare dallo strapiombo delle Marmore.

 

Nel Lazio è Isola del Liri, in provincia di Frosinone, a offrire uno tra i tuffi d’acqua più suggestivi del Belpaese, che schiuma per circa 30 metri nel cuore del centro storico dominato dalla mole del castello di Boncompagni Viscogliosi. Nel basso Abruzzo, a Borrello (CH), si trova la cascata del Rio Verde – anche Riserva naturale e Oasi Wwf – che con oltre 200 metri di precipizi rocciosi è la più alta dell’intera cordigliera appenninica. Stupisce la Campania, con cinque tappe mozzafiato. Si inizia con la miracolata valle della Costiera Amalfitana: le Ferriere, proprio dietro Amalfi (SA). Nei 500 ettari della Riserva naturale orientata, il fiume Canneto ha rapide e cascate che lambiscono i ruderi di mulini e cartiere. Qui si trova la rara Woodwardia radicans, fossile vivente risalente al lontanissimo Terziario, una felce bulbifera tropicale dalle foglie giganti, lunghe fino a due metri. 

L’Oasi Wwf Valle della Caccia, Senerchia (AV), foto di Carlos Solito 

In Irpinia, sui monti Picentini, si va prima a Montella (AV) per risalire, in vista del santuario del Santissimo Salvatore, la stretta Valle della Scorzella dove, nella cornice di castagneti secolari, si aprono le cascate della Lavandaia e del Fascio. Sul versante opposto del massiccio montuoso, a Senerchia, affacciata sulla valle del Sele c’è l’Oasi Wwf di Valle della Caccia, dove l’acqua mette in mostra una teoria di cascate all’ombra di una rigogliosa vegetazione con sentieri e piccoli ponti lignei. Più a sud, nel Parco nazionale del Cilento, a Sant’Angelo a Fasanella (SA), da non perdere la risorgenza dell’Auso con l’omonima cascata che drena le acque del sistema di abissi e voragini degli altipiani sommitali dei Monti Alburni, ammantati da faggete a perdita d’occhio. Nei pressi del Monte Cervati, invece, a Piaggine il fiume Calore dà spettacolo sotto il ponte medievale con una cascata scenografica che rende lo skyline del piccolo borgo tra i più fotografati dell’intera provincia di Salerno.

In Aspromonte, le cascate che rompono il silenzio dell’acrocoro calabrese sono Maesano, Salino, San Leo, Ferraina, Aposcipo, Butramo, Barvi, Girella e Marmarico (RC): quest’ultima, con 114 metri di salto, è la più alta dell’Appennino meridionale. Mentre in Sardegna, sul Supramontes di Urzulei (NU), a Sa Giuntura, le acque della cascata di Su Cunnu S’Ebba si tuffano nella spettacolare gola di Gorropu dopo un percorso sotterraneo nella grotta Donini.