«Signori, in carrozza!». L’ordine è perentorio. E scuote il piccolo gruppo di viaggiatori sulla banchina della stazione di Avellino. Sventola la bandiera rossa del capotreno. Un fischio acutissimo lacera l’arietta frizzante del mattino. L’Irpinia Express può finalmente partire. È un piccolo convoglio, trainato dall’automotrice diesel ALN668SERIE1800, ma è pieno di storia. Abbiamo appena cominciato un fantastico viaggio alla scoperta della terra dell’acqua e del vino, della street art e del Medioevo, della filosofia e dell’ingegneria. 

 

Siamo seduti – a rigorosa distanza di sicurezza anti Co-vid-19 – sulle poltrone foderate di velluto rosso FS, calde e avvolgenti. L’atmosfera è vintage come il treno storico che ci conduce, con andamento lento. L’automotrice e i suoi interni sono stati perfettamente valorizzati. Ogni dettaglio nello scompartimento è curato per assicurare ai viaggiatori l’esperienza del tempo andato. In questo percorso ci accompagnano, con spiegazioni e aneddoti, il personale della Fondazione FS Italiane e i volontari dell’associazione In Loco Motivi che illustrano le caratteristiche tecniche, ambientali, storiche dell’itinerario.

 

Un percorso del tempo lento e ritrovato che la Regione Campania ha finanziato per promuovere una riscoperta ecologica, artistica e culturale del territorio. In circa tre ore giungeremo a Lioni percorrendo ben 62 chilometri con una media “vertiginosa” di 20 chilometri orari. Con l’Alta Velocità, in tre ore, si attraversa l’Italia. Con l’Irpinia Express si attraversano fiumi, vallate, vigneti e campi di grano scoprendo dettagli che la velocità moderna, utile e benedetta per tantissimi motivi, renderebbe impossibile scorgere e apprezzare. 

La cabina di guida dell'Irpinia Express

LA FERRATA DI FRANCESCO DE SANCTIS

Il nostro viaggio si svolge sulla storica linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, lunga 119 chilometri, a binario unico non elettrificato. L’opera è stata realizzata alla fine dell’800 – il viaggio inaugurale è datato 1895 – da un’idea e su impulso politico di Francesco De Sanctis, che in questo territorio aveva il suo collegio elettorale. De Sanctis era convinto che la ferrovia avrebbe aiutato lo sviluppo economico e sociale dell’Irpinia, cerniera territoriale con la Puglia e la Basilicata.  Quest’opera è un vero e proprio capolavoro d’ingegneria ferroviaria con 30 ponti e 19 gallerie scavate nella roccia (la più lunga misura ben 2.595 metri). A ricordare l’impegno del filosofo, l’intestazione Morra De Sanctis (AV) del suo borgo natio raggiunto dalla linea ferroviaria. 

 

INSEGUENDO L’ACQUA

Una delle caratteristiche principali e più affascinanti della Avellino-Rocchetta Sant’Antonio è il rapporto con i tre fiumi, Sabato, Ofanto e Calore. Per molti chilometri, i binari costeggiano i corsi d’acqua “immergendo” i convogli e i viaggiatori in un ambiente fluviale. La natura è completamente padrona della scena e i rami degli alberi verdissimi quasi oscurano la luce che filtra dai finestrini. Piccole cascate, laghetti popolati da uccelli, canneti animati da ranocchi rumorosi. Per chilometri e chilometri solo verde in tutte le sue sfumature. La linea ferroviaria sembra quasi inseguire i fiumi. Essendo le motrici dell’epoca alimentate a vapore, era indispensabile che le stazioni lungo il tragitto avessero tantissima acqua a disposizione per assicurare rifornimenti idrici sicuri e continuativi. 

 

LA TOUR EIFFEL IRPINA 

L’attraversamento dei 30 ponti è spettacolare. Da brivido il passaggio prima della curva di Rocchetta, eseguito a meno di dieci chilometri orari, con le carrozze che s’inclinano vertiginosamente. Ma l’appuntamento più atteso è quello con sua maestà il Ponte Principe di Lapio, lungo 286 metri. Un capolavoro d’acciaio che è stato definito la Tour Eiffel d’Irpinia. Quasi come se il monumento simbolo di Parigi, invece di puntare verso il cielo, fosse stato adagiato in questa vallata irpina. È davvero il principe dei ponti, realizzato – lo dicono con orgoglio il personale della Fondazione FS Italiane – con acciaio meridionale prodotto in Calabria. Lo attraversiamo trattenendo il fiato per l’emozione mentre dalla strada i passanti salutano festosi il passaggio del treno.

Il Ponte Principe (AV)

LA TERRA DEL VINO 

Tanta acqua in Irpinia, ma anche tanto buonissimo vino. Stiamo percorrendo la zona dei meravigliosi vigneti che generano i vini diventati famosi in tutto il mondo: Greco, Fiano, Aglianico e il nobile Taurasi. Un miracolo enologico frutto della struttura orografica del territorio, della sua composizione geologica e della secolare sapienza dei produttori che hanno saputo seguire l’evoluzione scientifica a supporto del gusto. Questi vigneti, proprio per le loro straordinarie caratteristiche, sono sopravvissuti indenni alla peronospora che in diverse epoche ha fatto strage di vigneti italiani. L’Irpinia e il confinante Sannio sono oggi dei veri e propri santuari del bere di altissima qualità, in una sequenza inimitabile di profumi, fragranze, sapori.  Vini schietti e al tempo stesso amabili, popolari e regali proprio come questa gente che faticosamente estrae dalla terra il nettare degli dei.

 

IL TRIONFO DEL BOSCO

Il paesaggio cambia di chilometro in chilometro mentre ci avviciniamo alla destinazione finale. L’ambiente fluviale e i vigneti cedono il passo ai campi di grano e ai pascoli, con placide mucche che sembrano mettersi quasi in posa al passaggio del convoglio storico, e poi ai boschi sulle cui colline spuntano arditi santuari. Boschi secolari che il treno quasi accarezza con le sue carrozze, godendosi il fruscio delle foglie. Boschi ricchi di tantissime delizie, specialmente nel periodo autunnale, tra cui funghi e castagne, senza dimenticare le fragoline. 

Quando si parla delle castagne di Montella si parla di una specialità conosciuta e apprezzata. E i funghi, cucinati in mille modi diversi, accompagnano molti piatti della tradizione irpina. Il viaggiar lento aiuta a scoprire anche prodotti dimenticati, come il Pecorino di Carmasciano, appena entrato nel paniere Slow Food. 

 

ZAMPOGNE E MURALES

Lo spettacolo dell’Irpinia Express non si svolge però soltanto oltre i finestrini sui quali, come in uno schermo televisivo, scorrono le immagini in movimento di questo territorio sorprendente. Il viaggio a bordo è arricchito anche dalla performance artistica di Nicola Mariconda, con zampogna e bordone. Le nenie pastorali si alternano ai versi di Eduardo De Filippo e alla poesia ’A livella di Totò, aiutando i viaggiatori a riflettere sul senso del tempo e del viaggiare. All’arrivo a Lioni il gruppo di passeggeri è accolto dalla Pro Loco, che organizza itinerari turistici alla scoperta delle meraviglie del borgo, fiero di aver ritrovato la sua anima medioevale in seguito al restauro successivo al sisma del 1980. 

Chiese, antichi palazzi, piazze assolate e tanti murales alla cui scoperta conduce l’artista Antonio Sena, autore del maxi affresco che decora la stazione di Lioni. Le ore trascorrono piacevoli anche grazie alla sosta a tavola per assaporare la bontà della cucina irpina, i cui prodotti imbanditi sono stati pregustati durante il viaggio. È tempo di prendere la via del ritorno mentre il sole tramonta fra ponti e vigneti, campi di grano e sorgenti. I viaggi dell’Irpinia Express, organizzati dalla Fondazione FS Italiane con il supporto di In Loco Motivi e il finanziamento della Regione Campania, sono appena cominciati. Si replica nelle prossime domeniche e nei prossimi mesi. Il capotreno è sempre pronto: «Signori, in carrozza!». Semaforo verde, si parte. 

 

Articolo tratto da La Freccia        

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